Artificial Remnants 2.1
Il nostro mondo digitale è diventato estremamente complesso, tanto da risultare paragonabile agli ecosistemi naturali che abitiamo. Non solo: risulta sempre più complicato distinguere tra contesti naturali e digitali. Le centrali elettriche, ad esempio, digeriscono varie forme di energia e materie prime, e a loro volta “nutrono” la moltitudine degli attori digitali che si muovono in una complessa rete di reciproche relazioni, fatta di vita, proliferazione e morte. Il risultato è un ecosistema articolato e ibrido, che si insinua in modo sinistro nelle interazioni e nelle reciproche dipendenze dei suoi attori.
Il progetto Artificial Remnants è parte di una continua esplorazione della vita artificiale e, attraverso il deep learning, genera nuovi esemplari di insetti, ognuno con il proprio nome e le proprie descrizioni anatomiche. Anziché fornire ricostruzioni digitali accurate ma sterili, il progetto celebra la biodiversità degli insetti producendo delle creature nuove – dei nativi digitali.
Emerge dunque una domanda circa il modo con cui affrontiamo l’enorme diversità
del mondo naturale all’interno dello spazio virtuale. Nel tentativo di dare una
risposta provvisoria a tale domanda, Artificial Remnants ricombina tra
loro gli insetti reali presenti nei dataset generando nuovi individui
immaginari. Essi dischiudono nuovi modi di comprendere il naturale, che vanno
al di là della nostra comprensione umana. La diversità e la natura puramente
digitale degli individui generati danno luogo a uno spazio nuovo, complementare
all'insuperabile creatività della selezione naturale. Tuttavia, questi “esseri
artificiali” possono agire come un prisma, avvicinandoci a prospettive inedite
e alla comprensione di quel mondo, fragile e non umano, che troppo spesso diamo
per scontato.
La dimensione estetica, che in un primo momento appare familiare, cede rapidamente il passo a nuovi tipi di interazioni che si manifestano solo nel dominio del digitale. La relativa sicurezza di un incontro con un essere artificiale diventa occasione per aggirare le reazioni istintive che abbiamo quando in natura ci imbattiamo in un insetto – dato che non dobbiamo temere un morso o una puntura. Possiamo trovare delle qualità peculiari, perfino accattivanti, nei movimenti di questi esemplari virtuali. Possiamo meravigliarci di fronte alle loro trame mutevoli e cercare di capire le loro indecifrabili descrizioni tassonomiche. Infine, in loro possiamo vedere delle presenze che si manifestano nello spazio fisico attraverso la realtà aumentata, e che portano a nuove forme di interazione.
Lo spazio digitale ci offre la possibilità di imparare nuove modalità di relazione con il mondo naturale. Allo stesso modo questi esemplari possono dare voce alle entità digitali, che assumono così la forma di individui autonomi. In questa nuova veste di rappresentazioni del mondo naturale, esse potrebbero così esplorare la propria “integrazione” digitale, rivendicando la stessa importanza degli altri attori coinvolti.
Artificial Remnants è una ricerca soggettiva che cerca di creare uno spazio dove far fiorire la vita naturale all’interno del digitale, e, così facendo, dissolvere la distanza, tutta artificiale, che poniamo tra noi e la natura.