AI & CONFLICTS

Leda Was a Swan

Year 2025
Tag Corpi, Eery, Appropriazione, Femminismo

"Leda Was a Swan" di Marianna Simnett si sviluppa come un intreccio di carne e piume, in cui un antico mito violento viene trasfigurato in una storia di piacere incarnato. L’opera unisce la progettazione di scenografie e costumi a video, performance, suono e intelligenza artificiale, concentrandosi sull’affresco di Leda e il Cigno, comunemente definito "erotico" e rinvenuto nel 2018 nella Casa di Leda all’interno del Parco Archeologico di Pompei.

Conosciuta per la sua esplorazione del corpo come luogo di trasformazione, Simnett ha tracciato le azioni mitiche di Giove – che si trasforma in cigno per ingannare Leda e violarla – travestendosi sia da Leda che da Cigno; e impiegando un modello AI personalizzato per generare una sequenza animata accompagnata da una colonna sonora basata su flauto, anch’essa interpretata da Simnett e guidata dal suo respiro. Le inquietanti immagini al rallentatore e la colonna sonora malinconica accompagnano l* spettator* nel cuore del mito classico, sradicandolo e distorcendolo in una nuova narrazione. Nelle mani di Simnett, la vittima e l’aggressore mettono in scena una placida schermaglia prima di implodere in uno stesso corpo. Allineandosi alle reinterpretazioni femministe del mito, nel video il cigno viene sconfitto, il suo collo coperto teatralmente di sangue, disteso delicatamente mentre i riflettori sono puntati sullo stato psicologico di Leda. La differenza è che, in questa specifica versione, l’Altro mostruoso è Leda stessa. "Leda Was a Swan" sembra quindi funzionare come una dichiarazione da leggere in termini archetipici, aderendo a quei simboli universali e ai modelli che esistono nell’inconscio collettivo e si esprimono attraverso miti e racconti di diverse culture ed epoche. Piuttosto che rappresentare l’aggressore come "Altro", Simnett integra in modo disturbante la figura esterna nel sé. Questo fa emergere sentimenti primordiali e potenzialmente sconvolgenti a livello morale, lasciando che pensieri repressi innati ed ereditati trovino espressione, mentre le aspettative di genere e le ansie sociali legate a secoli di patriarcato vengono superate.

I riferimenti di Simnett includono anche tecniche di Vaudeville come il teatro delle ombre, il marionettismo e il ventriloquismo, in cui i ruoli opposti di domator* e addomesticat* vengono incarnati giocosamente da un* sol* attor*. L’artista ha interpretato sia il maestro che il burattinaio nel processo di produzione, manovrando le ali della marionetta del cigno con una mano, mentre l’altra assumeva il ruolo di becco e collo. Questa dicotomia viene riflessa anche nell’uso dell’AI, con la lotta per il controllo tra umano e macchina. Simnett sfida i limiti tecnici dello strumento, come la difficoltà a considerare la cronologia narrativa, la preferenza per i punti di vista frontali e le tipiche rappresentazioni di femminilità eccessivamente sessualizzate. Pur abbracciando il potenziale dell’AI nella creazione di metamorfosi, fusione e psichedelia, Simnett ha abbandonato i primi test realizzati con sistemi text-to-image, che producevano immagini stereotipate di ragazze e cigni, e ha preferito allenare il modello AI con immagini appositamente realizzate, che venivano poi rigurgitate dalla macchina nel tentativo di ricreare il mito originale. Qui, una femminilità zombie, lontana dagli stereotipi sessuali che popolano le immagini AI disponibili online, esprime una certa eleganza, con sfumature cupamente divertenti. 

A metà del video, la testa del cigno (o la mano di Leda) viene mostrata vicina alla sua zona pubica, teatralizzata con una parrucca. L’allusione alla masturbazione trasforma la penetrazione non consensuale in piacere, utilizzando l’irriverenza per deridere la dimensione sensuale, anche seducente, che da sempre ha investito il mito di Leda e il Cigno. "Leda Was a Swan" riscrive un mito che, nonostante le molteplici interpretazioni, risuona ancora all’interno delle ideologie di genere contemporanee. Nel farlo, dirotta le interpretazioni delle storie raccontate, sollecitando una nuova immaginazione che colma le lacune ambigue, mantenendo nel contempo una certa visceralità e un’opacità torbida. Tutto sembra mostrarci che Leda è sempre stata il cigno, solo che non abbiamo seguito il nostro istinto nell’interpretarla.

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